Te Deum 2019

L’ultimo giorno dell’anno è motivo per riflettere sul senso del tempo. Nella mitologia greca il dio del tempo era Kronos, spesso rappresentato come un gigante mostruoso, colto nell’atto di mangiare i suoi figli. Lo faceva perché gli era stato predetto che sarebbe stato spodestato da uno di loro. Così, incapace di condividere, riconduce tutto a se stesso, per soffocarlo e annientarlo. Ecco perché diciamo che il tempo è nemico perché prende tutto ciò che ci è più caro e porta via anche la nostra vita.

Fortunatamente c’è un altro modo di dire il tempo, non kronos ma kairos, e lo si potrebbe tradurre con momento opportuno. Il tempo cioè non è qualcosa che passa e porta via tutto con sè, ma l’istante in cui si gioca l’eternità, è un’opportunità! Quello che conta allora non è la quantità, ma la qualità. Il tempo ci è dato come opportunità per incontrare il Signore, per incontrarci e costruire la civiltà dell’amore, come diceva Paolo VI.

É bene anche leggere quanto avviene nel tempo e se pensiamo al 2019, questo anno che si sta chiudendo, ricorderemo due novità, tra loro intimamente connesse: un nuovo protagonismo dei giovani e degli adolescenti e una consapevolezza della drammaticità e irreversibilità della crisi ambientale.

I giovani, spesso ammutoliti e come schiacciati tra un mondo che finisce e uno che tarda troppo a venire, dopo un lungo spaesamento in cui hanno posto la loro attenzione nelle piccole cose – videogiochi o smartphones – per la morte di quelle grandi, sembra che abbiano ritrovato la Terra. Sì, sembra proprio che attorno al capezzale di questa terra malata stiano ritrovando qualcosa di importante.  E’ chiaro che ogni nuovo inizio è polivalente e ambiguo, tutto dipende dal prevalere della paura o della fiducia.

Per questi giovani amico e punto di riferimento è un ottantatreenne, papa Francesco, che nei suoi gesti e nelle sue parole, a cominciare dalla Laudato si’, ha anticipato questi movimenti giovanili e ha fornito a molti il quadro culturale e spirituale di riferimento per il nuovo che sta accadendo.

Dobbiamo ammettere che ci siamo sbagliati – ma non tutti ancora sono convinti –  nel pensare di riempire il vuoto enorme dei nostri ragazzi e giovani, lasciato dalla fine delle ideologie, con le “tre i” – Inglese, Informatica, Impresa. Sono obiettivi troppo piccoli!

C’è una frase del profeta Gioele, spesso citata da papa Francesco: «I vostri figli e le vostre figlie diventeranno profeti, i vostri anziani faranno sogni» (3,1). Oggi la potremmo leggere anche così: i giovani faranno profezie se gli anziani faranno sogni! Purtroppo abbiamo lasciato alle nuove generazioni non solo un pianeta depredato, surriscaldato e inquinato, ma anche un mondo impoverito di sogni grandi e collettivi. Il primo dono che possiamo fare ai nostri giovani, e forse il primo impegno che noi adulti e anziani, possiamo prenderci in vista del nuovo anno, è ricominciare a sognare. È di questa ricchezza che il mondo ha davvero bisogno!

C’è un altro messaggio lanciato dai giovani del 2019, anche se in maniera molto più debole, ed è la sfida di mettere insieme la dimensione economica e quella ecologica. Non a caso nel marzo 2020 ad Assisi si terrà un evento importante “L’Economia di Francesco” per affermare che una nuova ecologia è possibile solo insieme a una economia nuova. Il grido della Terra non può e non deve coprire il grido dei poveri, ma amplificarlo.

Scrive Luigino Bruni: “Mentre da una parte si annuncia, spesso sinceramente, una politica aziendale più attenta all’ambiente naturale e, qualche volta, anche all’inclusione sociale, parallelamente i lavoratori sono schiacciati da uno stile manageriale che chiede loro sempre più tempo, energie e vita, dove – anche grazie alle nuove tecnologie – è saltato ogni confine tra tempo di lavoro e tempo di non-lavoro, dove le imprese cercano e spesso ottengono il monopolio dell’anima della loro gente”.

Il testo del libro dei Numeri, che abbiamo ascoltato, ci ha dato una indicazione molto importante: il tempo ci è dato prima di tutto per BENEDIRE, cioè per dire bene di Dio e dei fratelli. Ci fa bene ‘dire bene’! Portiamo allora nel tempo la benedizione. Benediciamo cioè diciamo bene dei figli, dei genitori, del proprio sposo, dell’amico, della Chiesa… Dal Dio che ci ha benedetto impariamo davvero a benedire, a dire bene! Non possiamo fermarci sempre sul negativo e portare avanti una critica distruttiva. Ripartiamo dai germogli dell’albero della vita piantato da Dio dentro la nostra storia.

L’apostolo Paolo aggiunge, nel breve brano tratto dalla lettera ai Filippesi, un’altra cosa che è bene fare e cioè gridare “Abbà! Padre!”, come lo Spirito del Figlio ci suggerisce. Sì, stare dentro la storia pregando incessantemente, portando sulle labbra e nel cuore il nome di Dio: “Abbà! Padre”. In questa preghiera semplice ed intima prendiamo coscienza chi veramente siamo, figli di Dio, e quindi non più schiavi ma finalmente liberi! Non si può stare dentro al tempo da schiavi ma da uomini liberi davvero!

Infine i pastori del vangelo con il loro andirivieni ci ricordano che il tempo ci è dato non per rintanarci dentro le nostre comode case ma per metterci in cammino. Un cammino di andata e ritorno. Dobbiamo andare fino a Gesù senza indugio, portando con noi le nuove generazioni, chi ha dimenticato il Signore, chi lo sta cercando senza saperlo, per contemplare il Bambino divino insieme con loro, e poi tornare indietro glorificando Dio e riferendo quanto visto!  E nel tornare indietro dobbiamo imparare a sostare nelle piazze, insieme ai nostri giovani, che cominciano forse a riassaporare la bellezza dell’incontro reale e non virtuale. Se abbiamo incontrato il Dio della vita dobbiamo ‘presidiare’ i luoghi della morte, che tutti conosciamo nella nostra città, nel nostro quartiere, lì dove si spaccia la morte e non solo agli adulti e agli anziani – penso alla piaga del gioco d’azzardo, alla droga, all’alcool – ma anche ai nostri bambini e ragazzi.

“Che il Dio della pace ci benedica e venga in nostro aiuto. Che Maria, Madre del Principe della pace e Madre di tutti i popoli della terra, ci accompagni e ci sostenga nel cammino di riconciliazione, passo dopo passo. E che ogni persona, venendo in questo mondo, possa conoscere un’esistenza di pace e sviluppare pienamente la promessa d’amore e di vita che porta in sé” (papa Francesco, messaggio per la giornata della pace 2020).