
Amare è rimanere, per questo il desiderio di Dio è stare con noi. Gesù risorto entra nelle nostre case, si siede a mensa con noi, compie i gesti tipici di ama: dialoga e spezza il pane.
Purtroppo facciamo sempre fatica a riconoscere la presenza dell’altro, anche di chi ci sta accanto, specie quando i nostri occhi sono oscurati dalla delusione e dalla tristezza. E’ la storia dei discepoli di Emmaus: Gesù aveva messo ali ai loro sogni, si erano fidati ed affidati, ma era arrivata la passione e la croce, i discepoli delusi e rattristati, avevano ripreso ‘la strada del passato’.
Un viandante, un forestiero misterioso, riapre il libro della vita per ricordare loro che ‘passione’ non dice solo il ‘soffrire’ ma anche ‘l’amare’. Quando si ama si risorge perché si entra nel mistero di Dio. “L’amore non vince ma avvince” (A. D’Avenia).
La Parola scalda il cuore e apre la mente, la Scrittura ci fa uscire dalla sera che porta con sé il buio, l’Incontro apre alla preghiera: “resta con noi perché…il giorno è ormai al tramonto”. E Gesù entra per rimanere con noi: se lo invitiamo, il Signore entra nelle nostre case, viene a stare con noi, non diventa visibile ma riconoscibile. Nello spezzare il pane eucaristico come nella condivisione del pane quotidiano, non vediamo ma riconosciamo il Risorto accanto a noi!
Così scompare il “noi speravamo…” e nasce la voglia di tornare a Gerusalemme, al Cenacolo: non nella distanziazione ma nella relazione con i fratelli e col Signore si trova la vita, altre strade non portano da nessuna parte, anzi fanno sprofondare nella tristezza e nella morte.
Non dimentichiamo mai la promessa di Gesù: “sarò con voi tutti i giorni”