“Epifania” è una splendida parola greca utilizzata per dire che il Signore “si è fatto conoscere”, “si è manifestato”. E la parola che abbiamo ascoltato ci ricorda che si è manifestato a tutti i popoli.
Davvero bella è l’espressione del profeta Isaia: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce”. E’ rivolta alla città di Gerusalemme, che gli esuli trovano devastata. Il profeta annuncia una nuova fioritura della città santa, grazie all’intervento del suo Signore, così da diventare più splendente di prima e da attrarre a sé molte genti. Attirati dal suo splendore, i popoli tutti, insieme ai loro re, si muoveranno per rendere omaggio alla città santa. Giungeranno su cammelli e dromedari, porteranno oro e incenso.
Tale prospettiva, soltanto immaginata e auspicata da Isaia, secondo l’evangelista Matteo, trova attuazione e compimento in Cristo e nella sua manifestazione. I magi arrivati da lontano, rappresentano i popoli pagani, a cui il Signore si manifesta. A tal proposito è interessante quanto scrive S. Paolo nella lettera agli Efesini e cioè del piano di Dio, non rivelato nell’Antico Testamento, ma manifestato soltanto in Cristo, secondo il quale i pagani sono chiamati, insieme al popolo eletto, a formare un unico corpo, essendo partecipi dell’unico Vangelo. Vocazione della Chiesa infatti è quella di essere segno e strumento di unità, nella diversità tra tutte le genti, un luogo di riconciliazione e di pace e quindi principio di un’umanità nuova, conforme alla volontà di Dio.
Nel vangelo riscontriamo tre atteggiamenti che fanno pensare:
- Il primo atteggiamento e quello della ricerca premurosa come fanno i Magi: questi sapienti non esitano a mettersi in cammino per cercare il Messia. Lasciano la loro “confort zone” e si muovono addirittura nella notte, quando le cose non sono chiare e il cammino può anche essere pericoloso: è l’unico modo per seguire la stella! Anche la stella è un elemento interessante, il nome viene dal latino e richiama il desiderio. E’ il desiderio che spinge a rischiare, a mettersi in cammino quando le cose non sono chiare. In fondo, come le stelle, anche i desideri, si possono vedere solo nella notte: se pretendiamo che tutto sia sempre chiaro, allora non concederemo molto spazio ai desideri. Inoltre hanno il coraggio di chiedere a chi conosce la Scrittura. Se pretendiamo di sapere già tutto, se non abbiamo l’umiltà di farci aiutare, difficilmente potremo avanzare nella nostra ricerca. Infine non esitano ad andare verso un posto sconosciuto e dimenticato, dove non ci si aspetterebbe di incontrare il Signore. Così lo scopo per il quale si erano mossi, venire ad adorare il re, si realizza nel prostrarsi davanti al bambino. A Lui offrono oro, incenso e mirra. Al ritorno hanno il coraggio di cambiare strada: nella vita una strada che una volta ci è stata di aiuto per trovare quello che stavamo cercando, non è detto che resti adatta per sempre. Occorre aprirsi alla novità. Forse proprio su quelle vie ormai consumate e battute, Dio non si fa più trovare.
- Il secondo atteggiamento è l’indifferenza come quella dei sommi sacerdoti e degli scribi. Essi conoscono le Scritture e sono in grado di dare la risposta giusta sul luogo della nascita: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta»; sanno, ma non si scomodano per andare a trovare il Messia. E Betlemme è a pochi chilometri, ma loro non si muovono. Gli scribi e i sacerdoti si limitano a leggere le Scritture, ma non si attivano per verificare e per vivere un’esperienza personale: possiamo conoscere in profondità la Parola di Dio, ma ciò non implica che ci facciamo guidare da essa in una ricerca personale e autentica di Dio.
- Il terzo atteggiamento è quello della paura, come succede ad Erode. Ha paura che quel Bambino gli tolga il potere. Erode vuole sapere dove si trova il bambino non per adorarlo, ma per eliminarlo, perché lo considera un rivale. E guardate bene: la paura porta sempre all’ipocrisia. Gli ipocriti sono così perché hanno paura nel cuore e sono egoisti.
Quali sono i nostri atteggiamenti verso il Signore?