LA RIVOLAZIONE DELLA CURA – Giovedì Santo 17 aprile 2025

GIOVEDI SANTO 2025

Che gioia vivere insieme questa celebrazione, madre di tutte le celebrazioni eucaristiche!  Ci siamo tutti: piccoli e grandi, giovani e adulti, cantori, lettori, educatori, preti, diacono, appartenenti alle diverse realtà ecclesiali. Ma non ci siamo solo noi! In mezzo a noi c’è anche lo Spirito del Signore! Ce lo ricordano gli olii santi che, benedetti ieri sera dal Vescovo in cattedrale, abbiamo portato all’inizio all’altare. L’olio dei catecumeni, con cui siamo stati unti nel battesimo, per essere rafforzati dallo Spirito Santo, nella lotta contro il male e il maligno. Il Crisma, olio misto a profumo, con cui siamo stati unti nel Battesimo e nella Cresima, unzione che riceverete anche voi cresimandi e, a Dio piacendo, unzione che riceverà sulle mani il nostro diacono Giovanni, il prossimo 23 novembre, quando verrà ordinato presbitero. Siamo diventati così tutti sacerdoti, profeti e re, membra del corpo di Cristo, parte del popolo santo di Dio. Ed infine l’olio degli infermi, per trovare conforto nello Spirito del Signore, di fronte alla malattia o la fragilità del corpo. Davvero non siamo soli! Il Signore attraverso l’unzione ci dona il suo Spirito che dispensa doni diversi e chiama a svolgere molteplici servizi. Non possiamo non avere il cuore pieno di gratitudine per il Signore che ci ha chiamato a far parte della sua famiglia e a spargere nel mondo il buon profumo di Cristo.

La presenza più significativa del Signore in mezzo al suo popolo si realizza nella celebrazione Eucaristica. Scrive l’evangelista Giovanni: “sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine”. Proprio nella notte in cui veniva tradito Gesù ci fa conoscere l’amore più grande, quello vero, quello che non muore mai, perché arriva quando non ci sono più ragioni per amare. Nell’ultima cena celebrata con i suoi, Gesù prende il pane, rende grazie, lo spezza e dice: “Questo è il mio corpo”. E dopo aver cenato prende anche il calice e dice: “Questo è il mio sangue dell’alleanza”. Non c’è più l’agnello pasquale della pasqua ebraica, ma nelle sue mani il pane e il vino diventano lui stesso. E’ lui l’agnello immolato! Quando dunque riceviamo un pezzetto di quel pane nelle nostre mani, è come se Gesù ci dicesse: “tu pensi di non essere inamabile, invece guarda quanto ti amo, mi metto nelle tue mani, mi fido di te e mi affido a te, perché tu faccia una cosa sola con me”. E’ qualcosa di meraviglioso: Gesù diventa una cosa sola con noi, sino al punto da scomparire facendosi nostro nutrimento.

E’ un mistero davvero grande: non si comprende, semplicemente si accoglie! Ma come se questo non bastasse, compie un gesto che rivela un volto inedito del Padre: si abbassa, si inginocchia fino a raggiungere i nostri piedi, in una prospettiva quindi non dominante, per lavarli, asciugarli. Vengono rivoluzionati tutti gli schemi religiosi: ci troviamo di fronte ad un Dio che non chiede di servirlo, ma che si fa nostro servo! Come un padre, come una madre che servono i propri piccoli! Forse, come per Pietro, anche per noi è qualcosa di incomprensibile, quasi inaccettabile. Come può “il Tutto” abitare in “un frammento”? Come può Dio abbassarsi fino ai piedi dell’uomo? Come può il Creatore piegarsi davanti ad una creatura? Non è un caso che il Signore gli risponde: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Una frase che fa pensare alla possibilità di cogliere il significato del rito che si celebra, solo dopo, nella vita, nell’incontro con l’altro, nel sacramento del fratello e della sorella che troviamo accanto, a casa, per strada, a scuola, sul posto di lavoro. Infatti afferma: “Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri”. Troppe volte ci fermiamo alla dimensione liturgica dell’Eucarestia, dimenticando quel “dunque” che va declinato nella vita, sporcandosi le mani e prendendo la postura giusta di fronte all’altro. E’ davvero bello quanto scrive Luigi Pintor: “Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo possa rialzarsi”. E’ quello che Gesù fa con noi, è quello che noi siamo chiamati a fare con gli altri!

Carissimi cresimandi, carissimi ragazzi e ragazze, questa notte laviamo i piedi proprio a voi, perché possiate imparare che “la maturità inizia quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che per noi stessi” (Albert Einstein). La società e, tanto più la Chiesa, hanno bisogno di giovani che sanno compiere gesti semplici e allo stesso tempo rivoluzionari, in grado di aprire squarci incredibili dentro l’animo delle persone e di tessere relazioni autentiche e fraterne. Si, c’è bisogno di ragazzi e ragazze, che non scendano in piazza a manifestare per la pace con spranghe e bastoni, che non frequentano i luoghi del divertimento mettendo in tasca coltelli e stupefacenti, che non si piegano su un cellulare, chiusi nel loro mondo virtuale! Carissimi ragazzi e ragazze, noi lo sappiamo, voi non siete così, ma vivete come noi in un mondo impaurito e disperato, ed allora vogliamo dirvi: fate spazio ai figli della speranza, come li chiama S. Agostino, e cioè allo sdegno per le cose che non vanno e al coraggio di cambiarle! Qui ed ora, c’è più che mai bisogno di giovani che hanno familiarità con brocche piene di acqua e morbidi asciugamani, che sanno abbassarsi su chi è più piccolo e più debole, su chi fa più fatica o è ferito della vita per compiere gesti di tenerezza, di compassione, di misericordia, gesti che davvero fanno crescere e diventare grandi! Sappiate che noi adulti e anziani, magari non sappiamo dirvelo e dimostrarvelo, ma siamo con voi, vi vogliamo davvero bene!

In questo giovedì santo la Chiesa ricorda anche l’istituzione del sacerdozio ministeriale. E’ vero che tutti siamo sacerdoti ma, oltre il “sacerdozio comune dei fedeli”, esiste anche il “sacerdozio ministeriale”, quello dei preti, ed insegna il Concilio Vaticano II che: “quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo” (Lumen Gentium 10). Questo vuol dire che tutti noi, consacrati con il Crisma, siamo chiamati a spandere il profumo di Cristo nel mondo, ma con modalità diverse, secondo la propria vocazione. Insieme a don Gabriele, ringrazio il Signore per questo dono immeritato. Sto leggendo in questi giorni un bel libro dal titolo “La rivoluzione della cura”. Racconta di una donna straordinaria che insieme a suo marito e dei volontari scende quotidianamente nella piazza di Trieste a curare i piedi martoriati dei migranti della rotta balcanica. Lorena, ogni giorno, posa le mani sulle ferite aperte di un’umanità dolente e cerca di lenire tanta sofferenza. Senza accorgersi, dice al mondo che solo a partire dal prendersi cura della vita dell’altro la società può diventare più umana, si può costruire un mondo migliore. Come vorrei essere così in mezzo a voi! Aiutatemi, aiutateci, ad essere preti così, capaci di compiere gesti umili, semplici per prendersi cura della vita di tutti, per curvarci su tutte quelle persone della comunità che hanno i piedi rovinati per cammini troppo tortuosi che la vita riserva: i piedi delicati dei piccoli o quelli stanchi degli anziani, i piedi di chi con coraggio intraprende strade nuove ma rischiose, i piedi che non riescono a muovere passi lungo le strade della riconciliazione e del perdono. Pregate per noi! Anche i nostri piedi si stancano e a volte siamo tentati di fermarci, di riposarci, di preferire solo le stole e le casule, al catino dell’acqua e al grembiule. Pregate per noi e stateci vicino

Al termine della celebrazione ci porremo in adorazione davanti all’Eucarestia posta nel tabernacolo. Sullo sfondo vedremo una porta aperta, richiamo all’anno giubilare, segno di quella porta invisibile che è il cuore di Gesù, accesso alla speranza che non delude. Entriamo idealmente in questa porta, che è Gesù, per incontrare il Dio della tenerezza, della compassione, della misericordia ed usciamo da questa porta per portare la speranza, che è Gesù, a questo mondo senza pace, senza giustizia, senza amore. Vorrei fare mia e vostra la preghiera di don Mimmo vescovo di Napoli

Signore Gesù, Porta della misericordia, tu che spalanchi il cuore del Padre e ci attendi sulla soglia con braccia di tenerezza, insegnaci a non temere il passo dell’altro, a non chiudere le porte della nostra vita con le sbarre del pregiudizio, a non serrare il cuore con i catenacci dell’orgoglio.

Fà che il fratello più piccolo trovi sempre varco nel nostro sguardo e il fratello maggiore non resti prigioniero delle sue sicurezze. Sii per noi Porta di pace, perché possiamo riconciliarci con la nostra storia, con le ferite del passato e con le promesse del futuro. Sii Porta di riconciliazione, perché impariamo a guardarci senza paura, ad abbracciarci senza riserve, a camminare insieme senza più diffidenze. Donaci, Signore, di essere porte sante gli uni per gli altri, porte aperte sulla speranza, soglie spalancate sulla fiducia, case senza chiavistelli, dove l’altro è sempre benvenuto, dove l’amore ha sempre diritto di cittadinanza. E tu, Maria, Porta del Cielo, quando giungerà la sera, prendici per mano e stringici forte, perché il buio non ci faccia paura, perché il passo non si fermi sulla soglia. Accompagnaci oltre, fino alla meta della nostra speranza, dove ogni attesa sarà compiuta, dove l’amore avrà l’ultima parola, dove il Padre spalancherà le braccia e finalmente sarà casa, sarà festa, sarà per sempre. Amen.

(Don Mimmo Battaglia)