Maria di Màgdala
si recò al sepolcro di mattino,
quando era ancora buio.
Sa che non può entrare nella tomba di Gesù:
una grande pietra impedisce l’ingresso!
Nonostante l’alba di Pasqua,
ci sono ancora tenebre nel mondo,
tante, troppe, porte chiuse,
come macigni che non permettono
di incontrare la vita, la pace, la giustizia.
Eppure Maria di Magdala,
quel mattino di Pasqua,
vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
La croce di Cristo
aveva aperto la porta
e dentro la morte non c’era più!
Così, lo stupore fa spazio
alla speranza che non delude!
Lo sdegno per quanto avvenuto
cede il passo al coraggio
e fa correre le donne
a recare l’annuncio della resurrezione
ai timorosi e impauriti apostoli.
Anche loro sono smarriti
davanti a questo luogo di morte,
come quelli di oggi in Palestina
o nella martoriata Ucraina,
nel Sudan Sudan o in Myanmar,
o purtroppo nelle case
o nelle vie delle nostre città
dove donne, ragazzi, giovani
vengono privati della vita.
Ma il discepolo amato corre
Fino al giardino di Giuseppe d’Arimatea,
vede, ma non entra.
Giunse intanto anche Simon Pietro,
che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro
e osservò i teli posati là.
Ecco il prodigio della Pasqua:
si è aperta la porta che dava sulla morte,
non c’è più il Crocefisso,
ma nemmeno il vuoto,
perché il risorto ha preparato
un letto con teli di lino:
quella che era una tomba
ora è il luogo del profumo,
della comunione, delle nozze,
dove germina l’umanità nuova.
Allora entrò anche l’altro discepolo,
che era giunto per primo al sepolcro,
e vide e credette.
Anche in questo giorno di Pasqua
entriamo per questa porta.
Posiamo lo sguardo sul segno giubilare
della porta che abbiamo posto in Chiesa.
Si apre sul libro della Parola e sul tabernacolo,
presenza del Cristo vivente in mezzo ai suoi!
C’è una parola di tenerezza e di speranza!
C’è il corpo dello Sposo
che attende di unirsi al corpo della sua sposa,
la Chiesa, che siamo noi.
Noi crediamo, come Giovanni,
che da questa intima unione con Cristo,
nasce la speranza che non delude.
Quella speranza che, scrive S. Agostino,
“ha due bellissimi figli:
lo sdegno e il coraggio.
Lo sdegno per la realtà delle cose,
il coraggio di cambiarle”
Si, non possiamo nascondere lo sdegno
per ogni giudizio e pregiudizio che uccide,
per ogni parola falsa e violenta che allontana,
per ogni gesto di esclusione e rifiuto che respinge.
Non è più sopportabile
varcare la porta di un appartamento
e trovare una sposa uccisa dallo sposo;
entrare in un luogo per divertirsi
e trovare ragazzi e giovani che si accoltellano;
camminare in piazza o in stazione
e trovare ragazzini, ragazzine
che malmenano un coetaneo con disabilità
per postare un video sui social.
Dobbiamo rivestirci di coraggio e,
con la forza dello Spirito del Risorto,
iniziare a pensare più all’altro che a sè stessi,
a pronunciare parole di pace e perdono,
a chinarci su ogni persona caduta perché possa rialzarsi.
Come c’è bisogno di porte che si aprono,
anche quelle delle nostre chiese,
sulla vita, sulla giustizia, sulla pace
perché possa nascere una ‘società altra”
dove tutti possano trovare:
rifugio e accoglienza, cura e protezione,
perdono e festa, fraternità e pace.
Questo è il prodigio della Pasqua:
credere che in Gesù risorto
per tutti, anche per chi si sente o è scartato,
c’è la possibilità di cambiare, di ricominciare,
rinascere, di risorgere!
Maria, Madre di Cristo e madre nostra,
prendici per mano e stringici forte,
accompagnaci perché possiamo varcare con te
la porta della speranza che non delude. Amen.